Arrivo a Capo Nord

Il nostro driver, impaziente di macinare gli ultimi chilometri che ci condurranno alla meta, tira giù dal letto tutti, gatte comprese, prima della sveglia.

Dopo una velocissima colazione ci mettiamo in marcia: dobbiamo raggiungere il punto di ritrovo per la partenza del convoglio entro le 11:00.

Dopo molti chilometri nell’entroterra ora la strada corre lungo la costa.

Incontriamo una serie di lunghe gallerie che all’occorrenza possono essere chiuse. Al loro interno le rigide temperature del nord riescono ad alzarsi sopra allo zero termico.

Una di queste gallerie passa addirittura sotto il livello del mare e ce ne accorgiamo per la pressione nelle nostre orecchie che si fa sentire.

Il paesaggio è sempre affascinante e la costa svela degli scorci emozionanti ed improvvisi.

Quando incontriamo il primo cartello che indica il comune di Capo Nord (Nordkapp) non resistiamo alla tentazione di scattare alcune foto.

Il nostro driver si arrampica per stargli ancora più vicino sentendo salire l’emozione per la grande meta in arrivo, poi tutti insieme immortaliamo la nostra prima conquista. Già essere arrivati fino a qui ci fa sentire euforici!!

Proseguendo sulla strada incrociamo lo spazzaneve che poi ci farà da apripista.

Arrivati al punto di ritrovo per la partenza del convoglio ci troviamo in coda con solo poche macchine in un paesaggio completamente sommerso dalla neve, dove la strada si confonde con il territorio circostante.

Il silenzio è surreale e le poche persone che ci sono, nell’attesa della partenza, si fanno la foto ricordo sotto al cartello che indica gli ultimi 13 km.

Arrivato il nostro turno anche noi ci scateniamo a fare foto e ne facciamo una anche insieme a Martina e Novaljia.

Mentre siamo in macchina per ripararci dal freddo pungente e dalle raffiche di vento vediamo arrivare lo spazzaneve che si posiziona davanti alla sbarra.

Il nostro momento sta per arrivare… tremiamo dall’emozione ed un po’ anche dal freddo.

Si accendono le luci, la sbarra di chiusura della strada viene alzata ed il convoglio si mette in movimento.

La strada è subito in salita, il fondo è ghiacciato e ad ogni curva sembra che ci manchi il fiato. Si alternano scenari di pianura a lunghe salite, curve e discese. Tutto intorno è bianchissimo ma con quella la luce “spenta” tipica dell’inverno polare.

In lontananza si vedono gli strapiombi sul mare. Il convoglio ci distanzia quasi subito e si scorgono le sue luci in lontananza nel bianco.

Cerchiamo di fare riprese video e scattare foto ma l’emozione è tale che alla fine preferiamo godercelo dal vivo estasiati.

In questi momenti concitati il nostro driver, durante alcune salite più impegnative in cui il mezzo sembra perdere aderenza, procede addirittura senza accorgersi del mancato inserimento delle quattro ruote motrici. Ce ne renderemo conto solo alla fine di questa avventura riguardando alcune foto. Certo è che le ruote chiodate, avendo più grip sul fondo ghiacciato, ci hanno fatto proseguire senza problemi.

Solo il nostro driver Tiziano poteva fare questo tratto di strada in inverno, andata e ritorno, con una roulotte al seguito utilizzando la sola trazione posteriore!!

Arrivati nello spiazzo del parcheggio cerchiamo di mettere il nostro “treno” in modo da poter fare delle foto che lo facciano risaltare in questo scenario, senza però intralciare le altre macchine.

Sappiamo che qui la luce durerà poco e cerchiamo di scattare foto il più in fretta possibile. Un vento gelato sferza le nostre mani e la faccia ad una velocità intorno ai 50 km/h e con queste temperature è veramente difficoltoso fare qualunque cosa.

Dopo diversi minuti ci rendiamo conto che non siamo ancora andati a vedere la famosa palla di Capo Nord… il tempo scorre tiranno e tra poco riparte il convoglio per tornare giù e non possiamo perderlo!!

Lo spettacolo, una volta attraversato l’edificio centrale, è da mozzare il fiato.

I colori di questa specie di tramonto polare (sono le 13:00 e sembrano le nostre 18:00) sono incantevoli e dovunque ci giriamo veniamo colti dalla frenesia di fermarci ad immortalare quello che vediamo per cercare di rendere indelebili le nostre emozioni.

Il freddo è sempre più pungente accentuato da un vento che non ci da tregua.

Facciamo la foto di rito sotto alla palla tutti insieme.

Ad un certo punto però non ce la facciamo più. Non sentiamo più le dita delle mani e dei piedi… e la faccia, nei punti esposti al vento, è diventata un blocco gelato.

Siamo costretti a tornare all’interno dell’edificio e ne approfittiamo per comprare un paio di souvenir per i nostri amici a casa.

La commessa ci avvisa che il convoglio sta per ripartire e dobbiamo affrettarci!!

Ci sembra che questa visita sia durata solo pochi minuti, invece siamo stati qui quasi un’ora.

Il vento comincia a preoccuparci ed il viaggio di ritorno viene fatto in completo silenzio per lasciare al nostro driver la massima concentrazione necessaria per il controllo del mezzo e della roulotte.

Questo vento nordico ci accompagna per parecchia strada, non solo fino alla sbarra di partenza ma per tutto il tratto che costeggia la costa fino anche alle zone di collina non protette dagli alberi.

Le raffiche di vento laterali, in combinazione con il fondo ghiacciato, sono molto pericolose perché potremmo perdere aderenza e sbandare. Decidiamo quindi di proseguire molto lentamente anche perché, visto che siamo nel nulla più assoluto, non potremmo fermarci per aspettare che il vento si attenui.

Alla fine abbiamo trovato riparo in una delle prime cittadine incontrate dove ci siamo posizionati a dormire a fianco di un centro commerciale che ci ha protetti dalle raffiche di vento.

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